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Per la pace in Ucraina, no al neo-colonialismo! PDF Stampa E-mail
Scritto da Administrator   
Martedì 15 Aprile 2014 23:53

I governi di UE e USA vogliono risolvere la loro crisi politica ed economica con una nuova corsa agli armamenti e con una nuova guerra su scala globale. Essi si sono resi complici di un golpe contro il governo ucraino, considerato da loro stessi come democraticamente eletto, almeno fino a pochi mesi fa, colpevole di non essersi assoggettato ai voleri dell'UE e della NATO ma avendo preferito una svolta euro-asiatica, guardando alla potenza emergente russa.

Il regime golpista, egemonizzato da partiti di chiara impostazione neo-nazista e liberista, ha attuato fin da subito la persecuzione contro i deputati dissidenti con tanto di tentativo di linciaggio del segretario comunista Petro Simonenko mentre era alla tribuna parlamentare e una mozione sta ora vagliando l'ipotesi di vietare il Partito Comunista Ucraino (13% alle scorse elezioni). Nel contempo contro la minoranza russa è stato imposto una sorta di "apartheid", provocando così la reazione della Russia che intende tutelare i cittadini oppressi dai fascisti al potere a Kiev.

La reazione russa è dunque comprensibile: la presunta violazione del «diritto internazionale» (peraltro mai ottemperato dagli USA nel dichiarare guerre di ogni genere negli ultimi decenni) non si è certamente verificata nel caso della Crimea in quanto il trattato internazionale firmato nel 2010 fra Kiev e Mosca forniva all'esercito russo libero accesso in Crimea fino al 2042. La scelta del popolo di Crimea di tornare a far parte della Federazione Russaa come era prima degli anni '50 è peraltro da salutare come risultato di un processo democratico e partecipativo: negare l'importanza di questo referendum popolare significa misconoscere un fattore che potrà permettere gradualmente di avanzare nei diritti sociali e di ricreare un rapporto di forza internazionale per frenare l'imperialismo. Da parte nostra riteniamo infatti positivo che i comunisti ucraini continuino, finché possibile, il lavoro istituzionale all'interno del parlamento nonostante il difficile contesto di repressione, affinché la lotta per il ritorno della democrazia continui anche nell'Ovest del Paese, poiché in nessun caso il nuovo regime di Kiev potrà risolvere i problemi sociali ed economici che attanagliano i lavoratori e le fasce popolari ucraine.

La responsabilità dell'eventualità di una nuova guerra sta pienamente dalla parte delle potenze occidentali che hanno attaccato l'Europa dell'Est in un'ottica neo-colonialista per accerchiare la Russia, colpevole con la Cina di creare un'alleanza economica e militare alternativa al dollaro negli scambi commerciali e alla NATO nelle questioni geopolitiche. In tal senso l'iniziale proposta del Partito Comunista Ucraino di indire un referendum popolare per scegliere la collocazione del Paese nell'ambito della cooperazione sarebbe stata la soluzione ideale per evitare ogni conflitto, così come ragionevole appare la proposta odierna di una riforma federalista del Paese, rifiutata dal regime di Kiev. L'amicizia e la fraternità fra i popoli che vivono in Ucraina va infatti riaffermata, poiché non solo sono comuni le radici storiche degli stessi, ma sono comuni anche le strade da percorrere per la liberazione e il socialismo.

La teoria degli opposti imperialismi, come certa estrema sinistra dogmatica tenta di trasmettere, non solo è all'opposto di quanto stanno proponendo le forze rivoluzionarie di Ucraina e Russia, ma soprattutto non coglie la complessità della politica internazionale e non accetta di inserirsi in un serio discorso geo-economico, in cui il freno posto dalla Russia (e dai BRICS in generale) all'espansionismo atlantico (non solo in Europa dell'Est) rappresenta una chance per i popoli di emanciparsi.  Se di conflitto inter-imperialista si vuole parlare, non è certamente la Russia a dover essere presa in analisi: la crisi ucraina con molta probabilità si è scatenata per la esplicita volontà degli USA di bloccare il rifornimento energetico russo all’Europa, inchiodando così in modo ancora più vincolante il Vecchio Continente al petrolio e al gas nordamericano: un passo necessario per evitare lo sviluppo dell’asse Berlino-Mosca-Pechino che potrebbe accerchiare Washington.

 

Partito Comunista della Svizzera Italiana

Massimiliano Ay, segretario politico

 

  • Dichiarazione del Movimento Svizzero per la Pace (leggi)
  • Dichiarazione del Consiglio Mondiale della Pace (leggi)
  • Dichiarazione del giornalista Giulietto Chiesa (video)
 

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